domenica 16 ottobre 2011

Lombardia a Zaugg. Terzo anno di fila per l'Italia da "zeru tituli" nelle Classiche

Si pronosticava un Lombardia da scalatori, e alla fine è stato così. L'ordine d'arrivo non mente, e nelle prime posizioni troviamo gente come Zaugg, Martin, Rodriguz, Basso, Niemec e Pozzovivo, anche se la vera selezione è stata fatta sull'ultima salita, quella di Villa Vergano. Ai piedi dell'ascesa si erano infatti presentati in 40, rimasti assieme dopo le salite di Valcava, Colma di Sormano e Ghisallo.



Si inizia abbastanza veloci, e dopo 43km parte la fuga di giornata, formata da sei uomini: Corioni (Acqua&sapone), Bertazzo (Androni), Arashiro (Europcar), Pasqualon (Colnago), Astarloza (Euskaltel) e niente meno che il vincitore dell'ultima Parigi-Roubaix, Vansummeren. Stessa tattica di gara per lui, che tenta la via della fuga a lunghissima gittata. Peccato che le sue caratteristiche non gli permettano di fare la differenza su questo tipo di percorso, e che nella corsa delle Pietre avesse il triplo dei compagni di avventura. All'imbocco della prima salita, la Valcava, il vantaggio è di 8', non molto, e la Liquigas mette davanti i propri gregari dato che ha tra le sue fila Basso e Nibali che possono dire la loro anche per la vittoria finale. In cima alla salita il divario è di soli 90'' tra i primi e il gruppo principale. Dietro però si fermano, e la forbice si riapre, riportando tutti i favoriti a 6'. Si affronta così la Colma di Sormano, e il gruppo guidato ora dai BMC per Van Avermaet rimangia ciò che aveva perso in pianura, risucchiando pian piano anche dei fuggitivi. davanti restano Vansummeren, Astarloza e Arashiro, con un minuto di vantaggio sugli inseguitori.

Nella discesa iniziano ad intravedersi i primi movimenti dei big. E' Paolini a rompere gli indugi, e porta bia un gruppetto con molti uomini interessati a vincere la Classica delle Foglie Morte: Nibali, Gilbert, Lastras, Fuglsang e Santambrogio fra gli altri. Peccato che manchi ancora tanto al traguardo, 60km. e tra i 10 del gruppetto sono davvero pochi quelli con l'interesse di portare Gilbert al traguardo. Da dietro però non riescono a rientrare. Gilbert e Fuglsang provano ad evadere ancora prima di attaccare il Ghisallo, ma Nibali è pronto a ricucire.

Vincenzo dimostra di avere una bella gamba, e prova l'impresa. Sin dalle prime rampe del Ghisallo il siciliano scatta deciso, e mette tutti alla corda. Dopo aver selezionato il gruppo le posizioni si ricompongono. Nibali attacca di nuovo a 7km dalla vetta, 53 dal traguardo. E' la volta buona, e nessuno riesce a seguirlo. Al suo più diretto inseguimento Gilbert e Fuglsang, sui quali si riportano Pozzovivo, Visconti e Le Mèvel. Il distacco aumenta a vista d'occhio: 30, 40, 50 secondi, poi un minuto, un minuto e dieci, un minuto e venti allo scollinamento. In discesa, come da pronostico, il vantaggio sale ancora: 1'36''. Manca una sola salita: Villa Vergano, 4km davvero impegnativi. Peccato che per raggiungerla bisogni passare per 17000 metri pianura, un incubo per un attaccante solitario come Nibali inseguito dal gruppo, che ha raggiunto Gilbert&Co. Vincenzino non si dà per vinto e si impegna al massimo. Guadagna ancora, e il vantaggio sale a 1'44''.

Bellissima azione di Nibali, che per lo meno ci regala un'Italia protagonista in una Monumento, cosa che non accadeva da tanto, troppo tempo. Dietro si riorganizza il team Sky e mentre davanti l'alfiere della Liquigas va in piena crisi. Finisce così la spettacolare azione di Nibali, che col senno di poi avrebbe avuto più possibilità di centrare il bersaglio grosso. fatto sta che, come detto, il gruppo formato da circa 40 corridori si appresta ad affrontare l'ultima salita, Villa Vergano. La salita si attacca a circa 12km dal traguardo, e dopo una parte iniziale di studio è Basso a mettersi davanti e imporre il suo ormai classico passo. Lo segue da vicino un ottimo Domenico Pozzovivo. Davanti restano un decina e lo scatto decisivo lo piazza Zaugg. A seguire Dan Martin e Pozzovivo, con dietro Basso e Niemec. Questo l'ordine di scollinamento, con l'unico intruso Joaquin Rodriguez che nella seconda parte di salita risale forte e raggiunge Martin e il corridore della Colnago-Csf. Ancora più indietro altri favoriti della vigilia come Gilbert e Betancourt con un buon Visconti.

Lo svizzero della Leopard non ha difficoltà a mantenere il distacco e coglie il primo successo della sua carriera in una delle corse più affascinanti dell'intero calendario internazionale, con i suoi stupendi paesaggi ricchi di colori, le strade contornate dalle ormai celeberrime foglie morte, che hanno fornito anche il nomigliolo alla corsa. Ma oggi, o meglio ieri, si è chiusa un'era. Il Lombardia è infatti stato anticipato a fine settembre/inizio ottobre, una settimana dopo il Mondiale. Davvero un peccato, perchè la corsa RCS era diventato appuntamento classico che sanciva la fine delle gare del Pro Tour, ma sopratutto aiutava le altre classiche italiane di fine stagione, come l'Emila o la Milano-Torino, che adesso saranno molto probabilmente snobbate da molti corridori di vertice che le frequentavano per trovare un buon colpo di pedale in vista del Lombardia. Salutiamo quindi il calendario come lo conoscevamo e questa splendida stagione di ciclismo, che rivivremo nei prossimi giorni con uno speciale dedicato. Mi permetto di ricordare in questa sede un corridore che non ha preso parte alla corsa, Wouter Weylandt, che ci ha lasciati facendo ciò che più amava, correre in bici.

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